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Blogger: macrochip
Nome: antonio

Chi è il creativo? E’ un uomo di genio, non necessariamente talentuoso, non per forza saggio. Anzi il creativo, come dice Proust, è un pazzo che usa la follia “per rendere sopportabile la realtà” . Immagina, divaga, interpreta, sogna, facendo di quei sogni la sua strabiliante realtà. Come mai l'icona di Jigen? Mah, forse perché un po' mi somiglia. Tenebroso e un po' taciturno, equilibrato. Il suo nome infatti vuol dire "dimensione".

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30/06/2008

È così difficile da capire?

Ci sono momenti in cui una persona vuole stare semplicemente per i cazzi suoi, perché quel giorno è così.  Non mi sembra tanto complicato comprendere le ragioni, per lo meno accettarle. E che un giorno, cazzo, non hai voglia di parlare con nessuno. Perché? Perché devo essere sempre disponibile per tutti? Perché devo sempre essere accomodante con tutti? Perché devo dare spiegazioni che tanto vengono travisate o male interpretate? Non sto parlando di fallimento o di vittimismo, parlo di una momentanea mancanza di fiducia in me stesso, di una sopravvalutazione delle mie intenzioni, di una crisi momentanea della creatività che si riperquote sull'umore. Perché non sempre si vince una partita 3 a 0 con altre 5 nitide occasioni da goal. A volte vinci di esperienza, a volte vinci a fatica, a volte pareggi, a volte perdi. Per carità, posso ripartire, anche subito, ma ti accorgi che forse è meglio fermarsi e riflettere da soli. Insomma,  chiudersi nel proprio spazio, continuando a vivere in mezzo agli altri senza dover far fede sugli altri, non è un comportamento infantile. Può sembrare paradossale, ma è così. Estraniandosi talvolta tornano alla mente le cose in modo più chiaro e ordinato. È così difficile da capire?
postato da: macrochip alle ore 22:44 | link | commenti (2)
categorie: stati mentali
29/06/2008

Le sette regole dell’arte di ascoltare
Qualcuno ha bisogno di una rinfrescata. Ripassarle non fa mai male...

1. Non bisogna avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.

2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.

3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.

4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali, se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.

5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.

6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.

7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.

Concludo con un pensiero del grande Hemingway: «Un uomo impiega circa 3 anni per imparare a parlare. Per imparare ad ascoltare non gliene bastano cinquanta.»
postato da: macrochip alle ore 23:04 | link | commenti (2)
categorie: stati mentali, copy
27/06/2008

IP rebranding

ip
postato da: macrochip alle ore 22:26 | link | commenti (1)
categorie: grafica, design
21/06/2008

Il male incurabile della creatività
ha un portatore sano: l'account.


In pubblicità ci sono due tipi di persone: quelle che si limitano a trasferire i problemi e quelle che li risolvono. Alla seconda categoria appartengono i responsabili produzione, i creativi e quei freelance che talvolta rivestono entrambi i ruoli, soprattutto se sono art director. Alla prima categoria appartengono i clienti (di cui ho già parlato 4 post più sotto) e gli account, che dovrebbero baciarsi i gomiti, ringraziare e spargere petali di rosa ovunque passino i creativi e i freelance che risolvono i problemi (spesso generati dai clienti e account stessi) e che assecondano i capricci creando abbastanza valore aggiunto anche per pagare lo stipendio di tutte le altre figure professionali dell'agenzia. Gli account però non sono persone come le altre. Il fatto di dover fare l'agenzia dal cliente e il cliente in agenzia incide sulla loro personalità. L'eterna lotta tra account e creativi ha radici lontane. Si narra che Armando Testa sostenesse che l'agenzia aveva dei bei clienti perché lui faceva dei bei bozzetti. Gli account sostenevano che lui poteva fare dei bei bozzetti perché loro portavano dei bei clienti. La verità come sempre sta nel mezzo. La mia verità è che tanto il cliente è saccente quanto spesso gli account sono eccessivamente compiacenti. Tutto questo contribuisce a sminuire il lavoro dei creativi rendendo tutto terribilmente banale nel nome della "modifica che è un atto dovuto"... La convivenza con gli account è difficile ma non impossibile. Basta prendere delle precauzioni osservando atteggiamenti e dettagli che, una volta individuati e arginati, permettono di sopravvivere accanto a loro. Ad esempio:

- l'account, per definizione, è coscienzioso e ansioso all'eccesso;

- l'account, chiederà sempre di ingrandire il marchio del cliente;

- l'account fa tutto più velocemente degli altri. Perché la parola d'ordine è "ottimizzare!";

- l'account è dotato di scarso senso dell'umorismo. E questo fa sì che non capisca il 90% delle campagne pubblicitarie; 

- per l'account ogni momento è buono per fare una riunione o passarti delle informazioni (si veda al punto 3), soprattutto mentre sei concentrato nel fare altro; e poco importa se non stai a sentire, lei/lui ti ricorderà che quella volta davanti alla macchina del caffè, quando imprecavi che mancava lo zucchero mentre ti squillava il cellulare, lei/lui ti aveva detto che le misure della pagina stampa erano cambiate;

- l'account definisce "moderno" un font disegnato ai primi del '900

- l'account ha dei pessimi gusti musicali;

- l'account non ha immaginazione. È parzialmente scusabile, il cliente ne ha ancora meno. Il problema sorge quando account e cliente disquisiscono di creatività. Qui voglio citare un mio ex collega che un giorno, a proposito di account e clienti, disse testuali parole: «Se ci fosse una guerra di cervelli voi sarreste disarmati».

- l'account chiederà sempre perchè tu abbia usato un determinato font. Non ha il coraggio di chiederti direttamente di cambiarlo perchè non gli piace;

Oltre a questi sintomi permanenti, c'è una cosa che bisogna assolutamente sapere per sopravvivere accanto a questa losca figura professionale: gli account hanno un proprio ciclo mestruale, che siano uomini o donne.

La particolarità del ciclo dell'account è che è facilmente calcolabile, pur essendo irregolare. È sufficiente prendere la data della presentazione al cliente e andare a ritroso di 4/5 giorni. Nei casi più gravi non serviranno i calcoli perché vi troverete nel bel mezzo del ciclo senza rendervene conto.
Oltre all'evidente altalenarsi dello stato emotivo, un altro sintomo del mestruo in arrivo è l'intensificarsi apparentemente disinteressato di messaggi come "Tutto bene?" o "Come va?", che sono il preludio della domanda a cui ogni creativo reagisce come i cavalli nel film Frankestein Junior quando udivano «Frau Blucker!», ovvero: "Come siamo messi con quel lavoro?"
postato da: macrochip alle ore 10:40 | link | commenti (7)
categorie: comunicazione, stati mentali, copy, scazzi agenzia
16/06/2008

Un classico. E non è un luogo comune.
Gli uomini parlano di donne , sport e auto. Le donne parlano degli uomini dentro le auto sportive.

mercedestalk_lowAgenzia: Ponto de Criação / Omnicom Group, São Paulo, Brazil
Creative Director: Guto Araki
Art Director: Cristiano Canguçu
Copywriter: Angela Ribeiro
 
postato da: macrochip alle ore 14:56 | link | commenti
categorie: comunicazione, advertising, creativitĂ , automotive
11/06/2008

Playboy remote TV.
Stupendo.

playboytvremoteAdvertising Agency: Beijing Dentsu, China
Creative Director: Zhanfeng Sui
Art Director: Wenjin Chen
Photographer: Lao Bai
Published: May 2008
postato da: macrochip alle ore 10:52 | link | commenti
categorie: comunicazione, advertising, creativitĂ 
04/06/2008

Il peggio è che non è una foto ritoccata...

14220_Lixao_72Agenzia: Euro RSCG Worldwide, São Paulo
Creative director:Carlos Castelo/Rodrigo Corbari
Art director: Jack Ronc
Copywriter: Carlos Castelo/Beth Bylaardt
Photo: acalo (Photographer)
postato da: macrochip alle ore 19:03 | link | commenti (1)
categorie: sociale