Ma che ho fatto di male?
Nei mio vagare lento ed inesorabile nel girone dei pubblicitari ad espiare i miei peccati, commessi chissà quando e in chissà quale vita, mi imbatto nel cliente che per comodità chiamerò Pippo. Pippo è un concessionario Peugeot, il quale commissiona all'agenzia una pagina promo in stampa quotidiana in cui ovviamente vuole inserire qualsiasi altra cosa.
«L'headline deve celebrare i nostri 40 anni di attività» chiede il nostro cliente, in più ci sarà il visual con il prezzo e la promo sulla vettura (evviva la coerenza). Ci mettiamo al lavoro. La mia art scontorna la foto e impagina a tempo di Guinness dei Primati l'annuncio, siamo come al solito in ritardo. Il mio capo chiede un consiglio sull'head da impaginare, tutte lunghe più o meno come un redazionale, perché il mio copy non sa cos'è la sintesi, come se un daltonico facesse il cromista in una tipografia. Dopo alcuni istanti di vuoto assoluto il mio neurone copy partorisce il siffatto slogan:
"40 anni da leoni.". Non male, mi dico, sintetico, efficace, divertente, giocoso, sia sul marchio che sul proverbio. Il mio capo è d'accordo:
«Ok, mi piace, impaginiamo questa, ovviamente l'head deve essere preceduta dal nome della concessionaria, sai com'è il cliente....» puntualizza sconsolato con la stessa espressione del Cristo in croce. E certo, penso io, metti che a qualcuno sfugge il marchio largo 16 cm che firma la pagina. By the way inviamo il layout e attendiamo riscontri e modifiche. Che purtroppo arrivano.
«La pagina va bene» mi dice al telefono un collaboratore della concessionaria
«ma l'amministratore vuole cambiare l'head, perché dice che la gente non associa i leoni al marchio Peugeot». Silenzio. Non ho la forza di rispondere. La motivazione è troppo stupida e rimango interdetto. Penso ad uno scherzo. Si, si, era una battuta e adesso mi da le correzioni, quelle vere. Purtroppo no. Mi guardo in giro sperando di scoprire le telecamere di Scherzi a Parte, mi do un pizzicotto, forse sto sognando. Niente. Tutto è terribilmente reale. Percepisco anche l'imbarazzo all'altro capo del telefono. La considerazione non merita una replica,
«Ok, te la cambio subito», tradotto:
prendiamo l'head chilometrica del mio collega e vaffanculo.
Il commento laconico del mio capo è stato:
«Probabilmente pensa che il marchio della Peugeot sia la coccinella.»
Ecco io ora mi chiedo che cosa impedisce al cervello di un cliente di funzionare? Posso mai parlare di positioning, di brand awareness, di brand equity a questo esemplare di cerebroleso? Possibile che ci sia una così scarsa considerazione dell'intelligenza dei consumatori? Ma soprattutto, quanto cazzo erano gravi i peccati che ho commesso per meritarmi un cliente così?
E pensare che sul frontale delle vetture il leone non è nemmeno così piccolo...