IMPATTO VISIVO E COMPUTERGRAFICA:
rivoluzione, trasformazione o illusione?

«Ogni forma possiede un valore espressivo» diceva Kandinskij. Per cui, se ogni forma ha in sé un valore espressivo, che cosa accade visivamente se combiniamo forme e colori tra loro? Sono stati scritti fiumi di parole sul linguaggio visuale, dagli inizi del '900 ad oggi. Dalle tele di cotone o juta col telaio in legno, supporti su cui dipingere e trasmettere emozioni visive, si è passati all'invenzione della fotografia, che ha rivoluzionato il modo di fare arte e aperto la strada alle avanguardie artistiche. Oggin nella società della velocità in cui ogni cosa viene cotta e mangiata in tempo reale, si sono aperti nuovi scenari grazie soprattutto all'invenzione del personal computer e della conseguente "computer grafic". Ovviamente il mondo della comunicazione pubblicitaria ha subìto, nel bene e nel male, l'avvento della grafica computerizzata. Sinceramente non sono solo vantaggi, qualche volta la tecnologia ti si rivolge contro. Una volta si andava dal cliente con dei rough (bozzetti) disegnati a mano o, quando si voleva fare gli splendidi, con delle illustrazioni o foto. Era tutto più genuino. Andavi dal cliente a vendere sensazioni che poi si traducevano in una campagna. Tutto era più ragionato e sinceramente la soglia d'attenzione e la cura per il particolare era decisamente più alta. Pur appartenendo alla generazione di Photoshop Freehand e illustrator rimpiango di non aver potuto vivere quella fase, quella in cui, come si suol dire, si faceva tutto "a mano". Oggi è tutto dannatamente veloce, a discapito della qualità. Presenti dei layout che sono quasi degli esecutivi con il rischio che il cliente si innamori di quella foto che non puoi utilizzare o di quell'effetto che non si può ricreare ma che hai usato per stupirlo. Ma c'è di peggio. Ora i clienti si sono istruiti e pasticciano i layout con Paintshop o Photoshop elements e ti rigirano i jpg dicendoti: «Sai avrei pensato che...» Rivoglio i miei pennarelli!