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Blogger: macrochip
Nome: antonio

Chi è il creativo? E’ un uomo di genio, non necessariamente talentuoso, non per forza saggio. Anzi il creativo, come dice Proust, è un pazzo che usa la follia “per rendere sopportabile la realtà” . Immagina, divaga, interpreta, sogna, facendo di quei sogni la sua strabiliante realtà. Come mai l'icona di Jigen? Mah, forse perché un po' mi somiglia. Tenebroso e un po' taciturno, equilibrato. Il suo nome infatti vuol dire "dimensione".

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28/07/2006

postato da: macrochip alle ore 17:40 | link | commenti
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24/07/2006

«Si muove più velocemente e beve di meno. Mi domando se non possano fare qualcosa per i mariti.»

drinksless
 
postato da: macrochip alle ore 18:58 | link | commenti (1)
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21/07/2006

IMPATTO VISIVO E COMPUTERGRAFICA: rivoluzione, trasformazione o illusione?

tria«Ogni forma possiede un valore espressivo» diceva Kandinskij. Per cui, se ogni forma ha in sé un valore espressivo, che cosa accade visivamente se combiniamo forme e colori tra loro? Sono stati scritti fiumi di parole sul linguaggio visuale, dagli inizi del '900 ad oggi. Dalle tele di cotone o juta col telaio in legno, supporti su cui dipingere e trasmettere emozioni visive, si è passati all'invenzione della fotografia, che ha rivoluzionato il modo di fare arte e aperto la strada alle avanguardie artistiche. Oggin nella società della velocità in cui ogni cosa viene cotta e mangiata in tempo reale, si sono aperti nuovi scenari grazie soprattutto all'invenzione del personal computer e della conseguente "computer grafic". Ovviamente il mondo della comunicazione pubblicitaria ha subìto, nel bene e nel male, l'avvento della grafica computerizzata. Sinceramente non sono solo vantaggi, qualche volta la tecnologia ti si rivolge contro. Una volta si andava dal cliente con dei rough (bozzetti) disegnati a mano o, quando si voleva fare gli splendidi, con delle illustrazioni o foto. Era tutto più genuino. Andavi dal cliente a vendere sensazioni che poi si traducevano in una campagna. Tutto era più ragionato e sinceramente la soglia d'attenzione e la cura per il particolare era decisamente più alta. Pur appartenendo alla generazione di Photoshop Freehand e illustrator rimpiango di non aver potuto vivere quella fase, quella in cui, come si suol dire, si faceva tutto "a mano". Oggi è tutto dannatamente veloce, a discapito della qualità. Presenti dei layout che sono quasi degli esecutivi con il rischio che il cliente si innamori di quella foto che non puoi utilizzare o di quell'effetto che non si può ricreare ma che hai usato per stupirlo. Ma c'è di peggio. Ora i clienti si sono istruiti e pasticciano i layout con Paintshop o Photoshop elements e ti rigirano i jpg dicendoti: «Sai avrei pensato che...» Rivoglio i miei pennarelli!
postato da: macrochip alle ore 11:25 | link | commenti
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No gas, no zucchero, tutta frutta.
Quando il mezzo è il messaggio.

citron
postato da: macrochip alle ore 09:27 | link | commenti
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13/07/2006

HORROR VACUI
La difficile arte di riempire una pagina.

Nella pratica di tutti i giorni, definiamo il vuoto come il nulla. Se ad esempio un bicchiere contiene solo aria diciamo che è vuoto, pur sapendo che l'affermazione non è corretta, perché l'aria è materia anch'essa, seppure molto poco densa. Se una pagina pubblicitaria ha molto spazio bianco diciamo che è vuota. In realtà anche questa affermazione è errata. Perché quello spazio bianco contiene sensazioni. Horror vacui è la sindrome di cui soffre ogni cliente e ogni account troppo coscienzioso. In parole povere: le pagine di una brochure o di un annuncio devono assolutamente essere riempite in tutta la loro superficie. Che fare allora? Si allunga il brodo, si pompa, si enfatizza. Un’operazione sfiancante e senza gloria (in agguato ci sono la monotonia e il ridicolo), che però richiede una specifica professionalità, e che può svilupparsi in vari modi: reiterazione della notizia, l’impiego di zeppe espressive per allungare il testo, l’elencazione dei particolari più insignificanti, l'ingrandimento delle immagini... Tutto perché il cliente patisce a vedere spazi inutilizzati nel suo folder, «Io pago tutto il foglio per cui voglio che si riempia lo spazio bianco!» è una delle risposte che mi sono sentito dire. Dall'altra parte poi c'è l'account che evidentemente non sa motivare la scelta di art direction al cliente , salvo poi tornare in agenzia e fare considerazioni poco costruttive sui contenuti con espressioni del tipo «In questa brochure c'è troppo bianco, forse è il caso di ridurre il formato...»
postato da: macrochip alle ore 11:48 | link | commenti (1)
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12/07/2006

Semplicemente geniale...


postato da: macrochip alle ore 16:44 | link | commenti (1)
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Sono stanco di tutte le donne che conosco, zoccole o per bene, che non capisco più. Sono stanco di non prendere al momento giusto ciò che mi è dovuto: soldi, sesso, amore, o anche solo pace e silenzio. Sono stanco di alzarmi la mattina quando ho sonno, e stanco di non dormire la sera quando non ne ho. Sono stanco di ascoltare tutti, padri, madri, mogli, amici, nemici, rompicoglioni... Sono stanco del mio stomaco che mi maltratta. Sono stanco di odiarmi per il mio impossibile self-control. Sono stanco della mia rabbia che esplode senza mai riuscire a rompere il preservativo del rispetto per gli altri e delle buone maniere. Sono stanco di lavorare. Sono stanco di disegnare. Sono stanco di scrivere. Sono stanco di soffrire. Sono stanco di odiare. Sono stanco di amare... Ma in fondo non dovrei lamentarmi, sono solo stanco.
postato da: macrochip alle ore 16:25 | link | commenti (1)
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PILLOLA DI SAGGEZZA PUBBLICITARIA:
«Presto o tardi tutti i problemi sono problemi "creativi"»
Paul Foley
postato da: macrochip alle ore 12:57 | link | commenti
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