Cattura i miei sentimenti. Custodiscili nel tuo cuore, se è vero amore che cerchi. Abbandònati a ciò che vedi, ciò che senti e sarai felice.
…sto vivendo una situazione lavorativa che non mi fa stare bene. Ho accettato una nuova sfida passando in una nuova agenzia, non pensavo di dovermi sobbarcare, oltre al lavoro, anche problemi di relazioni interne di un certo rilievo. Il rapporto umano, nel lavoro come nella vita, ha per me un ruolo fondamentale. Purtroppo in questa nuova avventura non mi sento a mio agio, con le persone e con gli oggetti. E’ vero che pochi mesi non possono essere paragonati a tre anni e oltre vissuti in un altro ambiente in cui ho costruito rapporti solidi e amichevoli con persone e cose; perché anche le mie scrivanie e il mio computer mi facevano sentire a mio agio nonostante non fossero di mia proprietà .
Mi è stata offerta la possibilità di fare un upgrade nella mia professionalità e sono stato orgoglioso di essere stato scelto e cercato nonostante lavorassi già in un’altra agenzia Le premesse erano più che buone; in più mi è stato ritoccato lo stipendio, cosa sempre ben accetta. Ma ora non riesco a lavorare tranquillo, alterno giorni di ottimismo e felicità ad altri in cui mi chiedo: "Ma che cazzo ci sto a fare qui?". Il ruolo che mi è stato assegnato di fatto non posso esercitarlo perché mi trovo in una posizione scomoda e il mio carattere alquanto irrequieto non facilita le cose. Da una parte il mio direttore creativo, donna molto preparata e con un notevole gusto estetico, dall’altra i grafici, tutti suoi ex allievi allo IED, ragazzi molto giovani con cui ha un rapporto abbastanza privilegiato, quasi materno. In mezzo, io. Eppure sembra che tutti aspettassero il mio arrivo. Dovevo essere il jolly della situazione, il trait d’union tra il reparto grafico e la direzione creativa, il “risolutore” come mi ha definito una mia collega. Sono stato accolto dalle account come Maradona a Napoli. Peccato che ora mi trovo in questa situazione in cui non mi sento né carne né pesce semplicemente perché il mio ruolo in azienda non è stato ratificato o lo è stato parzialmente. In più i ragazzi godono di una particolare libertà concessa loro dal direttore creativo e di cui si sono approfittati nel tempo, hanno una spiccata tendenza al cazzeggio unita ad una soglia di attenzione pari alla durata di un sms. Con il direttore creativo fino ad ora non c’è stato molto dialogo, vuoi per una sua chiusura caratteriale, vuoi perché tra lavoro ferie e agitazioni varie non ho mai avuto l’occasione di parlarle, anche se sono sempre più dell’idea che i creativi (forse non tutti, ma una buona parte) soffrono di incomunicabilità . Tutto questo complica la mia situazione. Forse dovrei fare lo sceriffo per riportare la situazione ad una normalità lavorativa, e a questo punto sorge spontanea la domanda: “Ho l’autorità per farlo? Se si, sanno che ho l’autorità per farlo?”…. così non va bene, non va bene, non va.
Tanti auguri a me,
tanti auguri a me,
tanti auguri felici,
tanti auguri a me...
Yeeeeeeeeeeeee
troppo 35 anni!