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Utente: macrochip
Nome: antonio

Chi è il creativo? E’ un uomo di genio, non necessariamente talentuoso, non per forza saggio. Anzi il creativo, come dice Proust, è un pazzo che usa la follia “per rendere sopportabile la realtà” . Immagina, divaga, interpreta, sogna, facendo di quei sogni la sua strabiliante realtà. Come mai l'icona di Jigen? Mah, forse perché un po' mi somiglia. Tenebroso e un po' taciturno, equilibrato. Il suo nome infatti vuol dire "dimensione".

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02/07/2009

Fiat trionfa al 56° Festival della pubblicità di Cannes

Al 56esimo Festival della pubblicità di Cannes premiate le campagne francesi di Fiat 500, Lancia Delta e del software Eco:Drive
Fiat Group Automobiles trionfa alla 56° edizione del Festival internazionale della Pubblicità di Cannes , la più importante manifestazione al mondo del genere, conquistando  quattro premi: un Grand Prix, due "Leone d'Oro" e un "Leone di Bronzo" assegnati alle migliori campagne pubblicitarie e di comunicazione dell'anno.

I due "Leone d'Oro" per le categorie "Film" e "Outdoor" se li aggiudica la campagna tv e affissione lanciata in Francia dedicata alla 500, in cui è stato sottolineato l'aspetto di utilitaria attenta alla sicurezza e all'ambiente. Per divulgare questo messaggio, i creativi dell'agenzia Marcel Paris hanno scelto come coprotagonisti gli animali rappresentanti le specie in via di estinzione, che superano con successo dei crash test a bordo di una Fiat 500.

Il brand Fiat ha conquistato anche il prestigioso "Grand Prix" nella categoria "Cyber" assegnato al progetto Eco:Drive, l'applicativo software (www.fiat.com/ecodrive) attraverso il quale tutti i possessori di vetture Fiat provviste di Blue&Me possono verificare il proprio stile di guida.


L'auto immagazzina tutte le informazioni su una pendrive USB e i dati poi possono essere analizzati dal software, ottenendo le performance ambientali dettagliate dell'automobile, inclusa l'emissione del livello CO2 per ogni viaggio, lo stile di guida e consigli su come modificare il proprio modo di guidare per ridurre le emissioni.

Lancia ha infine conquistato un "Leone di Bronzo" con una campagna, sempre francese, dedicata alla Delta e al suo Autoparking System: in un tipico ambiente parigino, autista e passeggero possono entrambi leggere tranquillamente il giornale mentre l'auto si parcheggia da sola.

di Giulio Avallone - motori.it
postato da: macrochip alle ore 18:38 | link | commenti
categorie: advertising, fiat, 500 , automotive
01/07/2009

Il debito veste Prada (e Valentino)
di Federico A. Rand (Falkenberg)  

Altri guai per l’industria della moda in Italia: dopo Prada,  protagonista di equilibrismi verbali per nascondere il bisogno di concessioni dalle banche, arriva i turno di Valentino. Con un risultato sorprendente:  le “locuste” si stanno comportando in maniera più trasparente  del padre padrone.


SIGNORI, SI CAMBIA!
– Permira è uno dei maggiori gestori di fondi di private equity inglesi ed  ha acquistato Valentino al  picco della bolla, nel 2007. Dopo meno di due anni dall’operazione,  avrebbe contattato i maggiori creditori della maison per rinegoziare i termini dei 2.5 miliardi di euro di debito, comprendendo sia il debito incorso per l’acquisizione della società sia quello pregresso.  Pare che le performance industriali di Valentino siano migliori del resto del settore, ma il peggioramento delle condizioni economiche ha portato la società inglese a volersi premunire. Da qui la scelta di giocare d’anticipo e  proporre una serie di modifiche ai parametri  di performance a cui sono legati il volume ed il costo delle linee di credito in essere. Quello che accade normalmente in questi casi è che, a fronte di una maggiore flessibilità operativa, il debitore accetti di pagare interessi maggiorati rispetto agli accordi iniziali.

PERCHE’ NOI VALIAMO
– La storia di Prada è più interessante e dura da anni. L’episodio più recente riguarda il tentativo di  ristrutturazione e proroga del debito della capogruppo, arrivato a circa 1.1 miliardi di euro. Nessuna acquisizione spericolata con largo utilizzo della leva finanziaria: soltanto un aumento costante dei debiti negli ultimi anni, nonostante la profittabilità proclamata dal gruppo e l’inconcludenza dei progetti di quotazione in Borsa, dopo quindici anni di tentativi andati a vuoto. E’ infatti dalla metà degli anni 90  che il gruppo nato dal genio di Miuccia Prada cerca l’approdo in Borsa, ma ogni progetto si è sempre scontrato con un problema fondamentale:  la proprietà ha sempre cercato di collocare ad un prezzo ritenuto troppo alto dalle banche d’affari incaricate del dossier. Come accade oggi con il bond Fiat, anche per Prada la dirigenza ritiene che il mercato sottostimi l’azienda. Questo potrebbe essere possibile, sopratutto nel breve periodo ed in assenza di comunicazione aziendale adeguata. Quindici anni di fallimenti nella quotazione, nonostante due periodi di mercato euforico ed un tono decisamente positivo per il lusso negli ultimi cinque anni, potrebbero far sorgere dei dubbi sul realismo e l’eccessiva autostima di chi gestisce e possiede l’azienda. O, in alternativa, far sorgere altri sospetti. Osservando tuttavia l’attività sul mercato dei capitali,  si scopre che Prada ha saputo comunque far fruttare la propria volontà – a parole – di quotarsi.  Ad esempio,  nel 1998, la consociata lussemburghese emise un bond da 250 miliardi delle vecchie lire, scaduto nel 2003. Pare che il bond derivasse dalla trasformazione in obbligazioni di un prestito-ponte, ossia del finanziamento concesso all’azienda in attesa della quotazione, tanto da contenere clausole che davano il diritto di ottenerne ili rimborso impiegando i fondi derivanti da una ipotetica IPO. La quotazione non arrivò mai ed il bond  fece in tempo a  giungere a rimborso, nel 2003, anno in cui venne rimborsato attingendo ad un altro prestito ponte,  fornito – si dice – da una primaria banca d’affari internazionale,  erogato sempre in attesa della “imminente” quotazione. Che, sino ad ora, non è mai arrivata: forse perché le linee di credito rimanevano abbondanti, fornite da banche ingolosite dalla prospettiva delle ricche commissioni derivanti da una IPO che non si è mai conclusa?

RIPASSI PIU’ TARDI
– Nel frattempo, i debiti sono aumentati fino a 1.1 miliardi di euro (i maligni potrebbero insinuare che le regate costano) e la fase euforica del mercato è giunta brutalmente alla fine. Le banche  i  principali creditori di Prada, che  sono  al momento il gruppo Unicredit ed Intesa Sanpaolo, hanno probabilmente cominciato a rivedere la situazione e a chiedere lumi per il rimborso della prima tranche da 350 milioni di euro, in scadenza ad inizio 2010. La risposta di Carlo Mazzi, vicepresidente esecutivo, è stata immediata: possiamo posticipare il pagamento?  Il ragionamento per cui questo sarebbe “business as usual” si basa su due argomentazioni. La prima è che questa sarebbe la “normale attività di una  società”. Non esattamente: è normale rinegoziare i prestiti, come ha fatto Permira per Valentino,  non chiedere proroghe sui pagamenti di un prestito di fattoin scadenza; si tratta,  per fare un’analogia, della differenza fra aprire un nuovo mutuo estinguendo il vecchio ed andare invece a chiedere alla banca di  poter sospendere il pagamento delle quote di capitale. Differenza sottile, ma rilevante. La seconda è il percorso accidentato della quotazione: “naturalmente, se il mercato fosse migliore, potremmo procedere con la IPO ed ottenere così i mezzi finanziari dal mercato invece che dalle banche”. Posizione sorprendente, visti i tentativi degli ultimi quindici anni ed il modo in cui sono “falliti“. Se questi stratagemmi sono il “business as usual” di Prada in fatto di gestione finanziaria, dovremmo pensarci due volte prima di scagliarci  in continuazione contro i “cattivi speculatori”  sembrano più trasparenti e suonano più professionali di certi “capitani coraggiosi” .

giornalettismo.com
postato da: macrochip alle ore 14:22 | link | commenti
categorie: moda, comunicazione, attualitĂ 
30/06/2009

FutureBrand cura il restyling per Elah

Per i suoi primi cento anni di vita, Elah, l’azienda di Novi Ligure, ha deciso di ampliare la
gamma dei propri prodotti, affiancando ai classici budini, preparati per torte, gelati e sorbetti, quiche, torte salate e i krapfen.
Per celebrare il centenario, Elah ha chiesto a FutureBrand di rivedere l’immagine dei suoi budini e delle creme da tavola. FutureBrand ha puntato sulla notorietà e sull’affidabilità del brand Elah e lo ha reso protagonista della comunicazione, spostandolo nella parte superiore del pack e dandogli maggior visibilità. Alla shape che contiene il logo Elah è stata aggiunta la scritta “dal 1909”, a testimonianza della lunga storia dell’Azienda. L’agenzia ha anche lavorato sul visual di prodotto, accrescendo l’immagine di freschezza dei prodotti Elah.
FutureBrand ha lavorato anche sul retro delle confezioni, accrescendo la chiarezza delle
informazioni e delle istruzioni per la preparazione dei dolci Elah. Il nuovo system sviluppato da FutureBrand si estenderà anche a tutti gli altri prodotti della storica di casa Elah: i preparati per gelato e sorbetto, per torte, mousse, quiche salate e krapfen.

advertiser.it
postato da: macrochip alle ore 16:31 | link | commenti
categorie: grafica, design
27/06/2009

Max Information firma la nuova campagna integrata
per Martini & Rossi


Martini & Rossi lancia il nuovo aperitivo, “Martini Soda”, attraverso una campagna di comunicazione integrata, realizzata dall’ agenzia Max Information del Gruppo Armando Testa.

In anteprima e per tutto il mese di maggio attraverso il web l’utente è stato partecipe in modo attivo del lancio della campagna di comunicazione, avvenuta in modo teaser sui più importanti quotidiani e rivolta a un pubblico giovane, urban style e amante degli aperitivi. Martini Soda è anche protagonista di un piano di affissioni in tutta Italia, infatti è possibile conoscere la bottiglietta di Martini Soda tramite l’utilizzo di maxi poster illuminati e pensiline, nei principali circuiti cittadini a Torino, Milano, Mantova, Verona, Padova, Trieste, Bologna, Ferrara, Riccione, Roma, Napoli, Palermo e Catania. A partire dal 28 giugno, su tutte le TV nazionali, il nuovo Martini Soda sarà protagonista di uno spot ispirato agli anni’80. Dieci personaggi balleranno al ritmo di musica. Lo spot è stato girato dalla casa di produzione Movie Magic per la regia di Matteo Bonifazio con la tecnica del greenback e poi tutto il mondo è stato ricreato in CGI (Computer Generated Imagery) con la collaborazione di Motion Brigade inserendo la bottiglia e tutti gli elementi di estro creativo in fase di creazione digitale.

E’ previsto anche un Concorso, “Viva la Vita”, che coinvolge gli utenti sul web attraverso un vero e proprio “aperitivo all’asta”. Sul sito www.martini soda.com, i partecipanti potranno infatti proporre un aperitivo a tema e sponsorizzarlo attraverso la propria rete di contatti su Facebook, Twitter, Flickr e Youtube. Le candidature creative dei navigatori verranno votate dalla community di utenti ed ogni mese dieci vincitori si aggiudicheranno un kit Martini Soda per organizzare l’aperitivo a casa. Il concorso durerà quattro mesi, da giugno fino a settembre. Oltre a tutto ciò, Martini Soda coinvolgerà anche i baristi, invitandoli a partecipare al Concorso “Viva il tuo locale” che premierà gli allestimenti fotografici più originali composti da bottigliette Martini Soda in tutti i bar d’Italia. I baristi potranno infatti esporre, filmare o fotografare la propria “opera” e “postarla” su www.martinisoda.com. In premio, per chi rende bello il proprio locale con Martini Soda, due buoni spesa del valore di 5.000 euro ciascuno da utilizzare presso i punti vendita Metro Cash & Carry. “Viva il tuo locale” prenderà il via il primo di luglio e durerà quattro mesi.

advertiser.it
postato da: macrochip alle ore 14:03 | link | commenti
categorie: comunicazione, food, drink, campagna
22/06/2009

Toyota realizza il progetto di comunicazione per l’Eco Tagliando

Toyota ha organizzato un evento nel Parco del Ticino il raggiungimento di 1.000.000 mq di nuove foreste nel mondo. È il primo grande risultato ottenuto in soli 8 mesi dall’Eco Tagliando, il progetto di manutenzione “green” creata da Service Forever l’Assistenza Attiva Toyota.

Nato come alternativa verde al tagliando tradizionale, questo servizio permette non solo di ridurre emissioni e consumi, ma garantisce migliaia di Km a impatto zero attraverso la riforestazione di aree boschive sul territorio mondiale e italiano. È proprio nella Foresta Toyota presso Travaccò Siccomario (PV) che si è tenuto il meeting con i rappresentanti della rete di assistenza della casa automobilistica giapponese: una giornata di sensibilizzazione a contatto con la natura, ma anche un’occasione per fare il punto sugli obiettivi raggiunti e su quelli futuri. Per parlare dell’evento, ovviamente a impatto zero, Toyota ha sviluppato il progetto di comunicazione con Dolci Advertising, Agenzia che firma tutte le comunicazioni per l’After Sales Toyota. Il contenuto dell’iniziativa verrà presentato al pubblico con una campagna stampa sui principali quotidiani e periodici nazionali e con attività di advertising su web e radio.

advertiser.it
postato da: macrochip alle ore 10:54 | link | commenti
categorie: ambiente, comunicazione, advertising
19/06/2009

Nicole Kidman protagonista del nuovo film-spot Schweppes
Fonte: advertiser.it

Girato nel cuore dell’India, terra d’origine dell’INDIAN TONIC, Schweppes mette in scena una storia d’amore romantica dall’esito inaspettato che ha per protagonista la bellissima Nicole Kidman. I colori, i costumi e la magia indiana di questo nuovo film associano sofisticatezza alla bottiglia effervescente di Schweppes.
Schweppes con questa nuova campagna, ideata da FRED & FARID, ritorna alle sue origini: l’India. Il marchio, creato nel 1783, ha infatti una lunga storia con questo paese che ha visto nascere la prima “Tonic Water”, ispirata ad una bevanda che bevevano i coloni inglesi per prevenire la malaria.
La scelta della protagonista, sia per il suo talento che la sua bellezza, è ricaduta sull’attrice premio Oscar Nicole Kidman. Una bellezza immortalata dal regista indiano Shekar Kapur, premiato con l’Oscar per il film Elizabeth, The Golden Age.
Per le riprese, che si sono svolte nel marzo scorso, niente è stato lasciato al caso. Per recitare accanto a Nicole Kidman è stata chiamata una figura di spicco del cinema indiano: Arjun Rampal, affermata star di Bollywood.
Infine, come scenario è stato scelto il palazzo di marmo bianco che galleggia su un lago nel pieno cuore del Rajasthan: il famoso Lake Palace di Udaipur.

postato da: macrochip alle ore 16:14 | link | commenti
categorie: comunicazione, food, advertising, drink, campagna, creativitĂ , spottv

Memoria corta?
Tutta colpa di un ormone

Problemi a ricordare un numero di telefono per pochi secondi, giusto il tempo di digitarlo sul cellulare? Potrebbe essere colpa di un ormone. Secondo uno studio americano, pubblicato su «Behavioral Neuroscience», l’esposizione cronica a una dose fissa di estradiolo (ormone sessuale) fa inceppare la memoria di lavoro e impedisce di controllarsi, almeno nei topolini. Lo rivela una ricerca condotta sui ratti da un team di biologi statunitensi. Gli animali trattati con l’ormone, infatti, avevano difficoltà nell’eseguire un test specifico e ad aggiudicarsi la ricompensa.
Una ricerca ha valutato il ruolo dell’estradiolo
«Nel caso della memoria di lavoro un dato viene ricordato solo il tempo necessario al suo utilizzo», spiega Susan Shantz dell’University of Illinois a Urbana Champanign, responsabile dello studio. Nella ricerca alcuni ratti erano stati addestrati a premere una sola fra due leve per ottenere del cibo: quelli che riuscivano ad alternare le due leve ricevevano il premio, mentre gli animali che si limitavano a premere più volte la stessa barra non ottenevano nulla. Ebbene, i ratti esposti all’estradiolo erano meno abili dei compagni nell’aggiudicarsi la ricompensa. Non solo: un altro test ha svelato che gli animali «sotto estradiolo» sono anche meno in grado di attendere qualche secondo prima di rispondere a uno stimolo. «Insomma, sono risultati meno capaci di controllarsi», dice la studiosa. Per colpa dell’ormone, dunque, i topi sono meno precisi, più iperattivi e finiscono per aggiudicarsi meno premi rispetto agli altri.
postato da: macrochip alle ore 12:38 | link | commenti
categorie: comunicazione, stati mentali
17/06/2009

Da e-commerce a e-retail: l’evoluzione del commercio elettronico

di Nuccio Barletta - Tratto da Advertiser.it
L’ecommerce italiano sta cambiando pelle. Esce dalle logiche della tecnologia per diventare un vero e proprio canale di vendita. E gli utenti cominciano a fidarsi, proprio come si fidano della loro marca preferita…

 
Quando Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, il consorzio del Commercio Elettronico, a un certo punto della sua relazione dice “L’ecommerce italiano sta cambiando pelle…” introduce una chiave di lettura che spiega il fenomeno molto meglio di una rigorosa tabellina. Sta cambiando pelle perché non è un più una derivazione della tecnologia, cioè un mero dispositivo tecnologico, ma assume spessore e contorni di un vero e proprio canale di vendita. Non a caso Liscia ha poi aggiunto che “l’ecommerce è entrato in una logica di multicanalità”.
Questo è un aspetto importante e Liscia non ha mancato di sottolinearlo. “Una cosa è certa: i consumatori soddisfatti sono più propensi ad acquistare dal retail. La soddisfazione del cliente diventa un elemento centrale. Perché se il cliente è soddisfatto questo fa aumentare la brand equity e, di conseguenza, la value proposition. A proposito della customer satisfaction, la ricerca ci dice che il 21% dei consumatori ha visitato il blog di una marca negli ultimi sei mesi. Il 15% ha informato un altro web user. Oltre il 50% dei web user afferma di essere sensibile al giudizio degli altri. Il passaparola dunque sta diventando un elemento centrale nei processi di acquisto”. A orientare le scelte dei consumatori, in buona sostanza, sono essenzialmente la marca, la credibilità del sito, la presenza di canali tradizionali (negozi o centri commerciali) oltre a quelli online.

“Gli online shopper soddisfatti - ha aggiunto Liscia - sono per il 38% più propensi ad acquistare offline rispetto agli insoddisfatti. La soddisfazione d’acquisto, nelle piattaforme fisiche, è un elemento di conferma della fiducia che si traduce anche nella relazione virtuale. Non è vero che l’ecommerce è una contrapposizione rispetto ai canali fisici. Non è vero che è un sostituto, non è vero che è un’altra cosa. Fa parte dello stesso processo di relazione che l’impresa vuole consolidare con il proprio cliente”. Ben il 75% degli online shoppers da consigli agli altri tramite il passaparola. Questo aspetto conferma il valore dell’esperienza. Il 65% poi degli online shoppers soddisfatti sono propensi a riacquistare presso lo stesso retail. Quindi, quando c’è soddisfazione, il brand si consolida, il web contribuisce alla brand activity.

Il rapporto tra l’esperienza online e la brand equity sta diventando sempre più importante e chi, in qualche modo, non entra nella gestione di questa opportunità, non solo perde vendite e competitività, ma erode il valore patrimoniale del proprio brand. L’85% delle persone che va in rete lo fa per informarsi e poi compra nei negozi. Un comportamento multiforme, che non è soltanto legato all’e-commerce, ma alla soddisfazione di un bisogno che va interpretato e capito. Tutto questo va coniugato con la soddisfazione che si vuole dare al cliente nel suo processo d’acquisto.

Social commerce, perché non funziona?
Il commercio elettronico si qualifica, agli occhi dell’utenza, come un’area applicativa importante e molto solida che però cresce meno di altri versanti della relazione con la rete. Il “monte ore” sviluppato dalla popolazione italiana è cresciuto più di cinque volte dal 2000 a oggi. Un segnale molto forte che è da collegare all’evoluzione delle applicazioni social. Non si tratta solo di Facebook e Twitter, ma delle innumerevoli forme di aggregazione e di relazione che si trovano in rete. Negli ultimi anni, comunque, la quota degli utenti, che usa almeno una di queste applicazioni, è cresciuta in maniera esponenziale. “Questo significa - ha commentato Edmondo Lucchi, Direttore New Media di Gfk Eurisko - che internet sta cambiando moltissimo. La domanda da porsi è questa: come mai il commercio elettronico non segue questo andamento? È un’opportunità che non stiamo cogliendo, oppure sono fenomeni scollegati perché il social media è legato all’esperienza di intrattenimento dell’utente? Forse non c’entra niente con l’ecommerce? Invece c’entra. Oggi gli utenti si fidano soprattutto delle marche, siti specializzati sui prodotti, etc. Paradossalmente si fidano meno del parere degli altri utenti dei blog e dei social network. La conclusione che si può trarre dalla ricerca Gfk-Eurisko, è che c’è una differenza fondamentale tra chi si informa soltanto e chi compra. Ogni settore ha dei comportamenti diversi, ha dei modelli di business differenti e i compratori sono diversi. Il web non è più uno strano oggetto tecnologico che può essere lasciato agli informatici - come ha ribadito Liscia - ma deve essere declinato in termini di strategia di brand, di strategia multicanale e di benefit che si vogliono dare al proprio mercato di riferimento.

L’analisi dell’offerta
La ricerca ha misurato l’ecommerce dal lato offerta, ovvero ha misurato le vendite dei siti verso acquirenti italiani ed esteri. “Il dato consuntivo del 2008 del Commercio Elettronico Italiano - spiega Alessandro Perego, Responsabile Scientifico Osservatorio B2C della School of Management del Politecnico di Milano - è stato di quasi 6 miliardi di Euro. È un dato in crescita. Una crescita peraltro significativa di anno in anno, un trend estremamente chiaro. Dal punto di vista dei settori la crescita è un po’ disomogenea. C’è una crescita, leggermente maggiore della media, nel turismo, un’altra, molto superiore alla media, nell’abbigliamento, nell’editoria, musica e audiovisivi. Leggermente sotto la media invece, ma sempre buona, la crescita di grocery, assicurazioni, informatica ed elettronica”. In termini percentuali il dato significativo, nel paniere, è la crescita del turismo, oltre il 50%. Aggregando i settori di prodotto e quelli di servizio, presenti nel paniere, si ricava il dato che, in Italia, online si vendono prevalentemente servizi. Turismo, assicurazioni, ticketing e ricariche telefoniche. Il restante 32% è fatto dalla vendita di prodotti. Un dato particolarmente specifico nella situazione italiana. Il valore medio dell’ordine è di 250 euro. “La componente store - continua Perego - intesa come capacità di vendere on e offline contemporaneamente, pesa meno di 1/10 rispetto al totale del pacchetto complessivo. Questo costituisce un fattore di criticità per l’ecommerce italiano. La non presenza della Distribuzione Moderna, o estremamente limitata, online. Rappresenta anche il dato di maggiore differenziazione con gli alti paesi. Prendete le prime Top 20 insegne della Grande Distribuzione in Italia, non ce n’è una che vende su Internet. Provate a fare la stessa cosa con gli altri paesi e li trovate tutte”.

I players dell’ecommerce
Andrea Boscaro, Amministratore delegato di Pangora è convinto che “l’ecommerce è diventato un vero e proprio canale di vendita. Un’industry come la moda non ha più solo Yoox - per quanto sia un caso di successo planetario - ma nell’ultimo periodo sono entrate diverse aziende, il che fa pensare anche a un cambio di comportamenti da parte del consumatore verso l’ecommerce. Nel corso degli ultimi sei mesi abbiamo assistito all’ingresso di un consistente numero di aziende, conosciute e non, piccole e grandi, che opportunamente si sono affacciate all’ecommerce.
Per Vittorio Lorenzoni, Country Manager di Trade Doubler, “La crisi non ha toccato l’ecommerce, anzi ne ha piuttosto consolidato la crescita. Nell’ambito del turismo, ad esempio, ha toccato punte davvero interessanti. Ormai chi deve prendere un aereo o prenotare un albergo utilizza il mezzo internet. Si è aperto un mercato nuovo, ma soprattutto c’è un’offerta nuova, che si è allargata verso il basso e consente a una nuova fascia di persone di accedere a viaggi e vacanze, anche grazie alle compagmie low cost. Un altro importante fattore propulsivo viene dai siti che comparano i prezzi. Chi deve acquistare un televisore non perde più tempo a fare il giro delle sette chiese per vedere quali sono i modelli più convenienti, lo fa comodamente da casa e poi si va a comprare quello più conveniente o il più idoneo alle proprie esigenze. Rimane sempre una criticità da superare - ma in questo ci vorrebbe l’aiuto del governo - legata all’ampliamento del tasso di penetrazione dell’Adsl in Italia che è decisamente inferiore a quello degli altri paesi europei”.

Comparo, quindi compro
A proposito di siti comparatori eccone due di spessore: Trovaprezzi e ShoppyDoo, il primo compara prezzi, l’altro prodotti. “Trovaprezzi comprende 900 negozi online  - racconta Paolo Cereda, Business Development & Marketing Director di 7 Pixel - ai quali veicoliamo utenti. ShoppyDoo è un motore che consente una ricerca per caratteristiche dei prodotti. Trovaprezzi è più immediato, si inserisce il prodotto e rilascia subito i punti vendita dove è possibile acquistarlo e a quale prezzo. Gli utenti che arrivano sul nostro sito cercano un prodotto, identificano il negozio - tra i 900 che noi proponiamo -  e a questo punto noi veicoliamo l’utente sul negozio del merchant, ovvero esce da nostro network ed entra direttamente nel negozio virtuale dove effettua l’acquisto. Non vendiamo nulla direttamente. Siamo come un centro commerciale, dove le varie aziende portano le merci. Abbiamo un traffico di utenti che è arrivato a 4 milioni e mezzo nel network. L’ecommerce rimane il meccanismo più idoneo per fare acquisti a prezzi convenienti. Gli altri anni avevamo crescite di utenza forti, quest’anno il trend positivo è in fortissimo aumento. Numeri decisamente superiori a quelli degli anni precedenti”.

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categorie: comunicazione, advertising